Goldschmied e Chiari, la Guerra Fredda e la seduzione dell’arte

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Goldschmied e Chiari, la Guerra Fredda e la seduzione dell'arte

Milano (askanews) – Una scritta specchiante su una parete, naturalmente bianca, e delle scatole, posate sul pavimento, sempre bianco, che a loro volta riflettono e fanno riflettere. L’intervento di Goldschmied e Chiari, due artiste sempre più consapevoli delle attuali possibilità del loro lavoro, a The Open Box a Milano è solo apparentemente semplice. In realtà quello che la mostra “Gioielli di famiglia” mette in scena nello spazio compatto, ma densissimo di contenuti, del garage voluto e diretto da Gaspare Luigi Marcone, è uno spaccato di storia recente tragico e segreto, legato all’operazione “stay-behind”, che negli anni della Guerra Fredda vide gli Stati Uniti organizzare in molti Paesi degli eserciti dormienti, pronti a intervenire in caso di cambiamenti politici. In Italia ci fu Gladio, e una collana che le due artiste hanno collocato nelle loro scatole porta questo e gli altri nomi dei vari eserciti segreti. E così la grande scritta “Secret Eyes Only” è la riproduzione extra large del timbro che identificava documenti riservatissimi. Ma l’operazione di Goldschmied e Chiari è, soprattutto, un’operazione artistica, come ci ha ricordato Eleonora Chiari.
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“Il nostro intervento – ha detto ad askanews – consiste nel dare degli indizi, delle informazioni. E poi c’è il tema della scatola nel box, la scatola nella scatola. Quindi tridimensionalmente lo spazio che diventa un contenitore di contenitori e di informazioni su ricerche storiche che noi abbiamo fatto”.
Un lavoro concettuale, ovviamente, ma anche con una componente estetica forte, che è in qualche modo il marchio di fabbrica delle due artiste. Sara Goldschmied:
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“Noi – ci ha spiegato – usiamo sempre questo aspetto seduttivo dell’oggetto estetico e dell’opera, che in qualche modo attrae lo spettatore e lo cattura per osservare e poi farsi delle domande su quello che sta osservando, perché anche la stessa collana è un oggetto molto affascinante, molto piacevole, che ricorda memorie familiari, ma in realtà racconta una storia completamente diversa. E’ sicuramente un gioco di seduzione quello che mettiamo in atto per raccontare degli altri alimenti che sono più nascosti, più violenti, più difficili da trasmettere”.
E dunque la mostra, così stratificata eppure leggera, appare una sorta di gioco di prestigio, che ricorda l’altrettanto stupefacente modo in cui il Box, nella sua limitata e standardizzata dimensione, diventa generatore di progetti artistici che, ogni volta, bucano le pareti e vanno altrove, nel grande luogo dove germoglia la creatività contemporanea più interessante.
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“Questo è un luogo magico – ha aggiunto Eleonora Chiari – perché è curato e gestito da persone speciali dove il dialogo e la costruzione delle mostre sono un momento di continuo interscambio di informazioni, di sapere, di amicizia e di esperienze, quindi è importantissimo”.
Forse, per citare un altro ciclo di lavori delle due artiste, “La democrazia è un’illusione”, ma quando viene raccontata in certi modi, anche la triste consapevolezza di questi nostri tempi assume caratteristiche diverse, indomite, che comunque almeno in parte cancellano e negano lo statu quo. Come fanno, con sorprendente grazia, anche Eleonora Chiari e Sara Goldschmied.

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